Sarebbero nove le persone indagate tra imprenditori, dirigenti e funzionari comunali per ipotesi di reato di omissione di lavori su edifici a rischio crollo e truffa aggravata. Le famiglie che occupavano gli immobili - una ventina in tutto - sono state fatte sgomberare. Il Comune sta procedendo a trovare loro una sistemazione alternativa. A quanto si è saputo, una perizia disposta dal magistrato inquirente avrebbe appurato che diversi lavori di consolidamento risultavano solo sulla carta ma non erano stati mai realizzati. I finanzieri, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, hanno anche proceduto al sequestro per equivalente di beni per 700mila euro. L’indagine nasce da una attività mirata a verificare la regolarità degli appalti per i lavori di ristrutturazione assegnati dal Comune, che ha usufruito di finanziamenti regionali. Si tratta del secondo filone di una indagine che era già sfociata nell’acquisizione di documentazione negli uffici delle imprese Volpe e Geoga, che si erano occupate, tra l’altro, della ristrutturazione del palazzo storico Pantaleo.
LE CONNIVENZE - Secondo la procura, le persone coinvolte, avrebbero beneficiato di un ingiusto profitto quantificato in circa 725mila euro grazie all’attestazione di lavori in realtà mai effettuati per il consolidamento di diversi edifici della città vecchia di Taranto. È la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche uno dei reati contestati ad alcuni imprenditori tarantini, che rispondono in concorso con dirigenti e funzionari comunali anche del reato di omissione di lavoro in edifici a rischio crollo. Il procuratore in una nota stampa sottolinea che l’illecito profitto è stato conseguito dall’impresa aggiudicataria «anche grazie alla connivenza dei funzionari comunali che talvolta, hanno omesso ogni forma di controllo e, in altre circostanze, hanno collaudato opere mai realizzate. Tra gli aspetti tecnici emersi nel corso delle indagini e delle perizie tecniche è da segnalare quello relativo all’assenza di opere di sostegno dette fondazioni degli stabili oggetto dei lavori». In particolare, precisa il procuratore, «la ditta appaltatrice avrebbe dovuto supportare la statica degli edifici con pali radice a livello di circa sedici metri nel sottosuolo. In realtà l’imponente struttura architettonica riguardante aree per circa mille metri quadrati non sarebbe mai stata realizzata, così come altre opere di rilievo, tanto per l’equilibrio statico e dinamico delle costruzioni quanto per la salubrità e qualità della vita delle persone che hanno ricevuto in assegnazione gli immobili dopo la loro presunta riqualificazione». Le indagini hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della città vecchia finanziati dalla Regione Puglia, con riferimento all’appalto denominato Vicolo 2-Lotto 3. (CdM)
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