martedì 21 agosto 2012

Toh, abbiamo anche un sindaco?

Referendum sul siderurgico, ultimatum al sindaco Stefàno
Se entro giovedì il sindaco di Taranto non provvederà ad emettere il decreto per la fissazione della nuova data del referendum consultivo sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva, si apriranno per lui le porte della denuncia per omissione di atti d’ufficio. Lo promette il Comitato referendario “Taranto Futura”, il cui portavoce, l’avvocato Nicola Russo, ha dichiarato che i tempi sono ormai maturi per richiedere l’applicazione di ciò che ha statuito il Consiglio di Stato con la sentenza dello scorso 11 ottobre. Tale provvedimento ha ribaltato la decisione del Tar con la quale Ilva, Confindustria e sindacati erano riusciti ad ottenere uno stop all’iter del referendum grazie all’accoglimento della loro domanda di annullamento del decreto del sindaco di Taranto emesso il 1° settembre 2010, con cui, per la prima volta, veniva indetto il referendum.
Nonostante il sindaco sia stato regolarmente messo in mora con la notifica della sentenza, avvenuta il 29 ottobre, e nonostante l’invio di un ulteriore fax il successivo 17 novembre, questi non ha provveduto nei termini, lasciando trascorrere mesi interi senza più interessarsi della questione. Come si ricorderà, Taranto Futura, comitato promotore del referendum, dopo aver ingaggiato e vinto numerose battaglie giudiziarie, e superato i mille ostacoli che l’Amministrazione Stefàno avrebbe frapposto al regolare svolgimento della consultazione referendaria, ha raccolto ben 12mila firme e presentato tre quesiti: il primo sulla chiusura totale dell’Ilva, il secondo sulla chiusura della sola area a caldo e il terzo sul risarcimento del danno da inquinamento prodotto dalla grande industria. Sulla base di quest’ultimo sono stati incardinati due atti di citazione, il primo contro l’Italcave per l’inquinamento prodotto nella zona del molo polisettoriale, e il secondo contro l’Ilva, a seguito della sentenza di condanna per reati ambientali del 2005.
Il Comitato lamenta anche che il sindaco non si sia attivato per disporre la chiusura degli impianti del siderurgico o per lo meno il loro allontanamento, come stabilito dal Regolamento di igiene e sanità, che prevede queste misure, una volta acquisito il parere del Dipartimento di prevenzione nelle ipotesi di danno o anche solo di molestia ai cittadini, essendo l’Ilva classificata da un decreto ministeriale come “industria che svolge attività insalubre”. Tramite il consigliere comunale Mario Laruccia, poi, sarà chiesta la convocazione di un consiglio comunale d’urgenza affinchè il sindaco riferisca sull’esito dell’incontro con i ministri Clini e Passera. Ma l’attività del Comitato non si ferma qui. Una volta ordinata e raccolta la documentazione necessaria, Taranto Futura intende trasmettere gli atti al Tribunale penale internazionale per accertare le responsabilità politiche e amministrative riguardanti il genocidio commesso contro la popolazione tarantina a causa dell’inquinamento.
E’ stata inoltre già presentata una denuncia alla Procura della Repubblica contro il ministro Clini, perché non si sarebbe attenuto al Codice dell’ambiente in materia di bonifiche, non avendo addossato all’industria inquinatrice l’onere di pagare di tasca propria le bonifiche stesse, ma attingendo a risorse da prelevare dalle tasche dei cittadini. A breve infine sarà avviato l’iter per un nuovo referendum che avrà come “bersaglio” altre due celeberrime inquinatrici: l’Eni e la Cementir.

Sabrina Esposito (GdM) 
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 Ed ecco le chiacchiere del parolaio Stefano, il sindaco che ha scritto più lettere nella storia dei sindaci di Taranto, e ancora scrive... Ma non fa nulla.

Spostare la gente da Tamburi? Il sindaco:«Ma che sciocchezza»
«Un attimo, vorrei precisare una cosa. Ho letto, ho ascoltato un’assurdità colossale ». L'intervista con il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, a dire il vero, era stata sino a quel momento monopolizzata dal referendum consultivo cittadino sulla chiusura dell'Ilva (a proposito, si farà in autunno). O meglio, dalla replica del primo cittadino alla diffida di Nicola Russo, avvocato e presidente di Taranto Futura il comitato promotore dei quesiti referendari, pronto a denunciare Stefàno per omissioni in atti d’ufficio nel caso in cui non proceda subito all'indizione del referendum. Ma prima che il taccuino si chiudesse, Stefàno è ritornato sulle case del rione Tamburi.
Sindaco Stefàno, per alcuni lei era pronto a dare avvio ad un trasloco forzato dei cittadini del rione Tamburi. Qual è la verità? «Sì, purtroppo, forse a causa del gran caldo di questi giorni, non sono stato ben compreso. Secondo alcuni, infatti, io vorrei spostare una parte del quartiere Tamburi. È una sciocchezza! Ed allora, avrei perso tempo nel firmare l’accordo sulle bonifiche? Il mio obiettivo è quello di risanare quel quartiere e non certo di spostarlo. Sarebbe paradossale se invece di rimuovere la causa dell’inquinamento (ovvero, rendendo l’Ilva ecocompatibile), spostassi gli abitanti, non crede?» .
In effetti... Ed allora, a cosa si riferiva? «Alle case parcheggio del rione Tamburi (ubicate in via Machiavelli, ndr). Sono fatiscenti, con fibre e tubature di amianto. Quelle furono costruite trent’anni fa per ospitare quelle famiglie solo per un mese, sapete tutti poi com’è andata a finire. Qualsiasi sindaco d’Italia di fronte ad un o spettacolo così degradato, direbbe di abbattere quelle palazzine anche per dare ai suoi cittadini un segno tangibile del risanamento e della riqualificazione di quell’area. Per queste case, per quelle famiglie, ho chiesto già ottanta volte al governo di avere la disponibilità delle aree della Marina Militare per ristrutturare delle case. La Marina è d’accordo ma da Roma non arriva ancora il via libera».
Sindaco, intanto, se non indice il referendum per la chiusura dell’Ilva, l’avvocato Nicola Russo del comitato “Taranto Futura” ha minacciato di denunciarla per omissioni in atti d’ufficio. «Avevo già richiesto ma non in seguito alle dichiarazioni di Russo alla Ragioneria del Comune di Taranto di farmi sapere se ci sono le risorse finanziarie disponibili per tenere entro quest’an - no il referendum consultivo».
E che risposta ha ricevuto? «I soldi ci sono». È possibile che la somma da stanziare si aggiri sulle 500mila euro? «Sì, è molto probabile». Allora, quando si svolgerà la consultazione? «Un attimo, un attimo. Ho scritto anche alla direzione Decentramento per sapere, in base al nostro Regolamento, in quale periodo è possibile svolgere il referendum consultivo. Ed infine, ho chiesto anche un parere ai nostri uffici per sapere se l’avvocato Russo sia legittimato a diffidarmi, prima ed eventualmente a denunciarmi poi».

Fabio Venere (GdM)

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